giovedì 18 novembre 2010

A shaman-like millenarian prophet?

Mi riallaccio volentieri ad un post su Paulus 2.0 (che a sua volta rimanda al blog di Loren Rosson) in cui si segnalano i libri di Pieter Craffert (2008) e Dale Allison (2010), come indicatori delle attuali tendenze nella ricerca sul Gesù storico.
Secondo Rosson le due opere manifestano affinità a prima vista sorprendenti, dal momento che l'una delinea la figura di uno sciamano, l'altra del classico profeta apocalittico (e tuttavia se, come è stato sostenuto, sciamani erano anche i "descenders to the chariots" degli scritti "hekhalot", e se questi rappresentano a loro volta uno sviluppo della letteratura apocalittica - ecco che la sorpresa è già ridimensionata).
A mio modesto giudizio gli approcci (e i risultati) dei due studiosi restano notevolmente differenti (Craffert ambisce addirittura a segnare una svolta storiografica), sebbene io stesso riconosca una significativa convergenza nel comune abbandono - per strade diverse - della pretesa di poter autenticare singoli detti o fatti di Gesù.

Qui vorrei però dire la mia sul confronto tra la tipologia sociale dello sciamano e quella del profeta apocalittico. Una volta riconosciuto quello che è chiaramente il maggior punto di contatto tra di esse - le esperienze di rivelazione e di accesso al mondo celeste -, la mia impressione è però che lo sciamano sia una figura decisamente più “statica” del profeta.
Lo sciamano agisce infatti – nelle sue varie funzioni di guaritore, rivelatore, custode/innovatore del patrimonio culturale – nei confronti e a beneficio di una comunità, il cui riconoscimento è la condizione di possibilità del suo stesso ruolo.
Questa “integrazione” non mi sembra invece essere così essenziale del profeta, il quale non di rado appare come una figura dai tratti conflittuali (e non è certo un caso che la dimensione conflittuale della vicenda di Gesù non riceva pressoché alcuna attenzione nel libro di Craffert).
Comunque stiano le cose in astratto, nel caso di Gesù penso che il suo stile di vita itinerante, il suo ruolo di outsider e la sua stigmatizzazione come deviante non s’inquadrino benissimo entro il modello sciamanico. Ritengo perciò preferibile vedere in Gesù il leader profetico (con venature sciamaniche, se si vuole) di un movimento, piuttosto che il broker celeste di una specifica comunità.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie di questo nuovo interessante intervento, Johannes. Mi piacerebbe sapere quali sono gli ambienti in cui in Italia si studia di più la ricerca storica su Gesù e sui primi tre secoli del cristianesimo antico. So che per quanto riguarda l'ambito pubblico esiste all'Università "La Sapienza" Roma il corso di laurea in "scienze storico religiose" e sono al presente di varie specializzazioni biennali in scienze delle religioni (che mi sembra che presuppongano una triennale in altre materie come storia, filosofia o antropologia) nelle altre università pubbliche italiane.

Sinceramente io ritengo che lo studio del cristianesimo e della sua storia è effettivamente ben poco diffuso in queste università.
Nulla so invece di quanto e come si studia la ricerca storica su Gesù e i primi tre secoli cristiani nelle università private e in quelle ecclesiastiche e teologiche (cattoliche o valdesi).

Mi interesserebbe avere un parere al riguardo da qualcuno che conosce l'ambiente e capire anche dal punto di vista professionale se una persona laureata in quelle università teologiche italiane può insegnare la materia che sa anche al di fuori di esse. Mi risulta che all'estero esistono studiosi della storia di Gesù e del cristianesimo antico che provengono da università ecclesiastiche ma che comunque hanno grande professionalità e prestigio internazionale e ciò vuol che uno studioso si dovrebbe giudicare indipendentemente dall'organizzazione dell'alma mater in cui si è laureato e diventato studioso.

Ciao.
Michele

Johannes Weiss ha detto...

Ciao, Michele.
Per quel che ne so (ma non credo di saperne molto...), i poli principali per la ricerca sul cristianesimo antico sono: Roma (Emanuela Prinzivalli, Gaetano Lettieri, Alberto Camplani), Torino (Giovanni Filoramo, Claudio Gianotto), Bologna (Mauro Pesce e Ariana Destro, Lorenzo Perrone), e poi magari anche Padova (Paolo Bettiolo, Pier Franco Beatrice). Poi, tra le università teologiche, va naturalmente citato il Pontificio Istituto Biblico a Roma.
Purtroppo per noi - ma non per loro - alcuni dei più brillanti studiosi italiani di cristianesimo antico, se ne sono andati all'estero: Gabriele Boccaccini alla University of Michigan, Edmondo Lupieri alla Loyola University di Chicago, Enrico Norelli all'Université de Genève, e...naturalmente il nostro Bazzana a Harvard.

Temo invece di non essere in grado di darti informazioni particolari riguardo a specifici corsi di laurea in studi storico-religiosi (a Bologna c'è un corso di laurea in scienze antropologiche, con curriculum in studi religiosi, nonché un dottorato in studi storici sulle religioni; per il resto dovrei guardare anche io su internet), né su questioni relative alle università ecclesiastiche.

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa, Johannes, non vorrei andare sul personale, ma allora intendi dire che tu non hai nè adesso nè in passato compiuto studi professionali superiori di storia del cristianesimo antico in qualche università italiana?

Dagli articoli del tuo blog mi sembrava di capire che hai una formazione molto professionale e avvenuta in ambiente italiano dato che oltre a pubblicazioni straniere citi anche varie pubblicazioni italiane italiani. Mi sembra un po' curioso che tu studi il cristianesimo antico per passatempo, dato che tale studio presuppone studi storici, linguistici, filologici, letterari e filosofici che gli autodidatti difficilmente possono acquisire.

Io come già detto studio filosofia all'università di Padova e conosco poco i due professori che hai citato perchè la facolta di scienze delle religioni è situata di fatto in parte a Padova e in parte a Venezia. Io mi sono interessato al cristianesimo antico durante lo studio dei filosofi di quel periodo. Di fatto so relativamente poco delle ultime ricerche del Gesù storico mentre per il cristianesimo antico dal III al V secolo ho trovato molto interessante "Storia della Chiesa nella tarda antichità" della Wipszycka. Magari puoi dirmi tu se lo hai letto che cosa ne pensi, anche se noto che sei più interessato ai primi tre secoli cristiani che a quelli immediatamente seguenti.

Ciao.
Michele

Johannes Weiss ha detto...

A dire il vero (benché raro) capita di incontrare autodidatti con una preparazione eccellente, e che nulla hanno da invidiare a chi porta avanti questi studi in ambito accademico. Uno di questi Gianluigi Bastia, detto Hard-Rain, che, tra le altre cose, cura questo sito: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/.

Quanto a me, la mia modesta competenza in queste materie è avvenuta in gran parte da autodidatta, dal momento che la mia laurea in filosofia non era particolarmente congruente con studi di storia antica, e tanto meno filologici. Tuttavia, da un annetto scarso, ho iniziato un dottorato presso un'università italiana.

Purtroppo non ho letto il testo della Wipszycka, e mi fai perfino troppo onore allargando il mio interesse al cristianesimo dei primi tre secoli. In verità, io mi interesso quasi esclusivamente di Gesù storico (e nel blog di questo e basta), cristianesimo del I max inizio II secolo, e giudaismo a cavallo delle due ere.